Una delle attività più belle da condividere con il proprio cavallo è sicuramente quella di una rilassante passeggiata in campagna o in riva al mare. Per godersi l’esperienza è necessario che il cavallo sia abituato all’acqua. Pozzanghere lungo i sentieri o l’infrangersi delle onde sul bagnasciuga potrebbero rendere la passeggiata un vero incubo sia per il cavallo che per il cavaliere.
In realtà i cavalli amano l’acqua. Non è insolito osservali nel paddock mentre giocano in una pozzanghera e vi si rotolano dentro. Allora, perché così tanti di noi hanno difficoltà a far camminare i propri cavalli nell’acqua o attraversare una pozzanghera?
Per rispondere a questa domanda bisogna innanzitutto capire come funziona la percezione visiva del cavallo e poi capire il ruolo che ha il “tempo”.
I cavalli che vivono in zone acquose hanno la possibilità e il tempo di conoscere ed esplorare l’acqua in tutte le sue manifestazioni. Un cavallo, se ne ha la possibilità, si avvicina alla pozza d’acqua, abbassa la testa e mangia l’erba che vi è nata accanto. Si potrebbe pensare che si tratti solo di golosità, ma in effetti, mentre un cavallo tiene la sua testa a terra, riesce a vedere meglio l’acqua.
Ma cosa c’è dietro questo comportamento? Lo spiega il dr Robert M. Miller nel suo libro “I misteri del cavallo”
Ai cavalli manca la nostra capacità di adattamento visivo. La loro capacità di focalizzare non può contare sulla elasticità di una lente, che non cambia forma come la nostra. Essa può contare su una retina progettata per valutare con buona precisione la distanza degli oggetti. È come se usassero lenti trifocali.
Ciò significa, per esempio, che un cavallo avvicinandosi a un ostacolo, deve memorizzarne preliminarmente la posizione e l’altezza, perché non può vederlo quando gli è vicino. Questa è anche la ragione per cui i cavalli devono alzare la testa e inarcare il collo per vedere un oggetto a terra di fronte a loro. Per lo stesso motivo devono abbassare il muso e annusare per identificare ciò che non possono vedere chiaramente.
Inoltre, i loro occhi, situati lateralmente, hanno una percezione della profondità relativamente scarsa. Ecco perché un cavallo sarà colto dal panico in presenza di una semplice macchia umida sul terreno: non riuscirebbe a capire se la pozza d’acqua è profonda pochi centimetri o sette metri. Robert M. Miller, I misteri del cavallo, p. 45
Quindi abbassare la testa e muoverla gli dà un’idea più chiara di ciò che c’è a terra. Questo processo gli consente anche di annusare l’aria. Mentre lo fa controlla i predatori che si potrebbero annidare nell’acqua o nella zona circostante.
Non importa se il tuo cavallo è nato in scuderia e vive con te da sempre «ha ereditato gli stessi tratti che avevano, e hanno, i cavalli che nascono allo stato selvatico». I Mustang, ad esempio, cercheranno l’odore di un leone o forse dei serpenti. Ma pensa anche a una zebra. Non sa mai quando il coccodrillo la sta aspettando sotto il pelo dell’acqua.
Ricorda, i cavalli possono essere addomesticati ma sono ancora animali da preda e molto istintivi.
Pertanto lasciamo al cavallo il tempo per fidarsi del suo istinto. Lasciamogli controllare questa macchia umida sul terreno. Probabilmente la toccherà con un piede e poi lo riporterà indietro. Lasciamoglielo fare. Si è reso conto che non è nulla di pericoloso ed è sopravvissuto. Immergerà di nuovo il piede, ma questa volta con più rapidità e velocità. Poi lo tirerà di nuovo indietro. Lasciamogli ripetere la procedura finché non metterà almeno due piedi nell’acqua.
Se è abbastanza stretta da saltarla, alcuni cavalli proveranno a farlo, e lo faranno velocemente e all’improvviso quindi se siete in sella siate pronti al balzo. Se è più ampia, continueranno a “lavorare” con il metodo di “avvicinamento e ritirata” finché non si sentiranno a loro agio.
Volta dopo volta, attraverseranno l’acqua con sempre più sicurezza. Sceglieranno con cura dove andranno a mettere i loro piedi, magari fermandosi a fare spuntini di lato prima di uscire dall’acqua. Il punto è che ogni cavallo alla fine attraverserà l’acqua con calma e da solo.
I problemi insorgono quando cerchiamo di affrettare le cose. Il cavallo è un animale associativo, mette in relazione l’acqua con la paura e poi con la lotta che ne è derivata. La chiave per insegnare ai cavalli ad attraversare l’acqua è questa: lasciargli il suo tempo.
Come esseri umani, siamo sempre di fretta e non ci prendiamo davvero il tempo (anche per noi stessi) per esplorare nuove situazioni. Affrettare questa esperienza per il cavallo vorrà dire solo avere più paura e innervosirsi.
Lascia al cavallo la possibilità di esplorare il punto che deve attraversare. Lasciagli abbassare la testa e guardarsi attorno. Quando si innervosisce consentigli di fare qualche passo indietro finché la tensione non si attenua. Quindi chiedigli di avvicinarsi di nuovo all’acqua. Tieni gli occhi aperti e guarda dove vuoi essere, invece di dove sei. Questo trasmetterà al cavallo che sei sicuro di dove stai andando e lo aiuterà ad affrontare la sua paura.
Resisti all’impulso di forzarlo ad attraversare l’acqua usando con sempre più forza le gambe. Ciò farà solo associare l’acqua alla punizione e sarà più difficile attraversarla la prossima volta. Il cavallo ha già paura dell’acqua, sicuramente non sarà utile aver paura anche del suo cavaliere.
Ovviamente concedere il suo tempo al cavallo non significa perdere di vista l’obiettivo. È fondamentale tenerlo di fronte all’acqua e non permettergli mai di fare un dietro-front e correre nella direzione opposta. Concedigli dei passi indietro, ma non troppo lontano. È un’esperienza che si può fare in sella ma è consigliabile iniziare con un lavoro da terra, in questo modo si è più al sicuro e si possono dare più indicazioni al cavallo.
Dare al cavallo l’opportunità di apprendere nel proprio arco temporale lo renderà più fiducioso e sicuro. Eliminerà il rischio di una lotta che non vincerai. Imparerà ad associare l’acqua al divertimento invece che alla paura o al dolore e, in questo modo, tu e il tuo cavallo vi potrete rilassare in riva al mare, in un lago o in un fiume.
I misteri del cavallo
Robert M. Miller
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