Molti comportamenti inappropriati dei cavalli sono semplicemente un tentativo di catturare la nostra attenzione. Dare degli schiaffi in faccia o dei colpi con le dita sul muso dei cavalli che mordicchiano non è mai una soluzione. Piuttosto insegniamo e incoraggiamo un comportamento nuovo, appropriato che sostituisca il vecchio sfruttando la loro innata capacità di distraibilità. Qualsiasi soluzione si trovi, questa non deve mai essere di natura violenta. La violenza procura solo dolore e di conseguenza paura.
Il vizio del “mordicchiare” non è un vero vizio, lo si può definire più un “vezzo”, una cattiva abitudine che i cavalli apprendono, il più delle volte, dai nostri atteggiamenti sbagliati. Probabilmente nell’intento di stabilire un contatto fisico con l’animale, molti consentono ai loro cavalli o puledri di farsi mordicchiare le dita, i vestiti; altri non stabiliscono una distanza di sicurezza e permettono loro di farsi prendere a calci. Ma l’atteggiamento, probabilmente, più irresponsabile è quello di insegnare al proprio cavallo a farsi annusare il viso con conseguente “bacio”.
Ma per cosa usano le labbra i cavalli? Da puledrini scoprono il mondo intorno a loro attraverso la bocca. Come i bambini piccoli mettono tutto in bocca, allo stesso modo i puledrini toccano tutto con il muso per scoprire e assaggiare. Ma usano le labbra anche per indicare il loro stato di estrema vulnerabilità. Quando allungano la testa e il collo e aprono ansiosamente le labbra è il loro modo di dire: “per favore non farmi male. Sono solo un neonato indifeso”. Sono questi, due comportamenti, che se capiti e non incoraggiati col tempo scompaiono da soli.
Tutti questi comportamenti mal interpretati e che, di conseguenza, hanno generato delle reazioni inappropriate con il passare del tempo diventano comportamenti indesiderati, difficili da controllare e da gestire. L’azione più comune per correggere “i cavalli che mordicchiano” è quella di colpire loro sulla testa. Ma questo atteggiamento (comunque mai accettabile) non è una soluzione. Inoltre, difficilmente porrà fine a tale comportamento, anzi non farà altro che confondere il vostro animale. In realtà, molti comportamenti inappropriati sono semplicemente un tentativo di catturare l’attenzione, pertanto la punizione, spesso, può solo peggiorare la situazione.
Per i cavalli, come per i cani o per i bambini, una nostra reazione negativa, come una punizione, qualche volta viene vista come una ricompensa perché con ciò ottengono l’attenzione. Altri tentano di far in modo che il soggetto presumi che si stia castigando da solo piuttosto che far risalire a loro la punizione subita. Per esempio, colpendogli il muso con un dito tentando di generare l’effetto di una scarica elettrica nel momento in cui si viene toccati. L’obiettivo è quello di far estinguere il desiderio del puledro o del cavallo di fiutare o mordicchiare. Ma colpire i “cavalli che mordicchiano” in quel modo potrebbe renderlo geloso della testa o ferirlo agli occhi e in più per qualsiasi movimento delle nostre mani, anche piccolo e impercettibile, l’animale alzerà repentinamente la testa spaventato. Inoltre se non la nostra reazione non è appropriata all’azione del cavallo non è detto che poi associ il gesto ad una punizione, anzi potrebbe interpretarlo come un invito a giocare.
La soluzione migliore è quella di insegnare e incoraggiare un comportamento nuovo, appropriato che sostituisca il vecchio sfruttando l’innata capacità di distraibilità del cavallo e sviluppando al massimo le singole capacità del soggetto, creando in questo modo un allievo collaborativo perché sereno. Qualsiasi soluzione si trovi questa non deve mai essere di natura violenta. Il motivo è presto spiegato: la violenza procura dolore ma soprattutto paura, e la sensazione di paura innalza immediatamente i livelli sierici di adrenalina. Nella vita di un cavallo l’adrenalina si innalza in ogni singola situazione di pericolo e dunque di fuga. Nessun cavallo che abbia livelli alti di adrenalina è in grado di apprendere. È fondamentale ricordarsi di rispettare la sua natura e la sua psiche, senza intercorrere nell’errore così comune di umanizzarlo o di confonderne le esigenze con le nostre o quelle dei più comuni animali domestici predatori.
I misteri del cavallo
Robert M. Miller
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