François Baucher: tra Prima e Seconda Maniera

François Baucher: tra Prima e Seconda Maniera

François Baucher, il maestro rivoluzionario dell’equitazione, tra Prima e Seconda Maniera. Le differenze spiegate nella diretta Instagram.

L’equitazione classica è sinonimo di tradizione, rigore e tecnica. Tuttavia, pochi maestri hanno avuto il coraggio di stravolgere il sistema quanto François Baucher nel XIX secolo. Il suo metodo, tanto innovativo quanto discusso, si articolava in due fasi distinte: la Prima Maniera e la Seconda Maniera.

Ma cosa distingue questi due approcci? E perché la sua eredità è stata a lungo fraintesa?

La Prima Maniera: un approccio radicale

Quando Baucher pubblicò il suo Metodo di equitazione nel 1842, scatenò un vero terremoto nel mondo equestre. La sua Prima Maniera rappresentava una rottura con la tradizione, introducendo tecniche considerate all’epoca rivoluzionarie. Per lui, ottenere il massimo controllo del cavallo significava lavorare separatamente su ogni parte del suo corpo, eliminando ogni resistenza per raggiungere un’obbedienza totale.

Uno degli elementi più innovativi del suo metodo era il lavoro da terra, un concetto che oggi potrebbe ricordare alcune pratiche dell’horsemanship, ma che all’epoca risultò sconvolgente. Baucher eseguiva flessioni dell’incollatura, muoveva la testa del cavallo in tutte le direzioni e introduceva esercizi mirati per mobilizzare gli arti e le anche, senza montare in sella. Il suo obiettivo era rendere il cavallo più ricettivo agli aiuti, eliminando ogni tipo di opposizione alla mano e alla gamba del cavaliere.

Un altro elemento distintivo della Prima Maniera era l’effetto d’insieme, una tecnica avanzata che combinava mano e speroni per ottenere un controllo assoluto. Questo metodo stimolava la muscolatura pettorale e favoriva un assetto più compatto e controllato. Tuttavia, se mal eseguito, poteva portare a cavalli bloccati e privi di slancio, suscitando critiche nei confronti del maestro.

Anche l’uso dello sperone era innovativo: Baucher lo impiegava non solo per stimolare l’avanzamento, ma anche per ottenere una flessione immediata dell’incollatura e una decontrazione della bocca attraverso la deglutizione. Questo approccio si distaccava nettamente dalla vecchia scuola, che sfruttava le resistenze del cavallo e impiegava imboccature severe per ottenere l’obbedienza.

Nonostante la sua straordinaria efficacia, la Prima Maniera era difficile da applicare senza una guida esperta. Molti la considerarono troppo tecnica e poco praticabile, ma gettò le basi per una trasformazione profonda, che sarebbe arrivata anni dopo con la sua Seconda Maniera.

La Seconda Maniera: l’equitazione dell’armonia

Nel 1864, con la pubblicazione della dodicesima edizione del suo Metodo di equitazione, Baucher segnò una svolta radicale nel suo approccio. Dopo anni di studi e sperimentazioni, si allontanò dalla rigidità della Prima Maniera, abbandonando il controllo assoluto in favore di un lavoro più armonioso e naturale.

Uno degli aspetti centrali di questa evoluzione fu la cessione della mascella, già presente in precedenza ma ora considerata essenziale per ottenere un cavallo rilassato e privo di tensioni. Il rilassamento della bocca portava a un effetto distensivo su tutta la muscolatura del collo e delle spalle, favorendo un equilibrio più naturale. Il cavallo non doveva più essere “dominato”, ma guidato con leggerezza, aumentando la sua collaborazione spontanea.

Anche l’uso degli speroni fu ridimensionato. L’effetto d’insieme, precedentemente centrale, veniva ora utilizzato solo in situazioni particolari, come con cavalli particolarmente difficili. L’obiettivo divenne quello di creare una comunicazione più sottile e delicata tra cavallo e cavaliere, eliminando ogni forma di costrizione.

Uno dei principi più rivoluzionari della Seconda Maniera fu il concetto di “mano senza gambe, gambe senza mano”, che portava a un utilizzo più raffinato degli aiuti. Se nella Prima Maniera la mano e la gamba agivano simultaneamente, nella Seconda Maniera venivano usate separatamente, ottenendo un cavallo più reattivo ed equilibrato.

Questa trasformazione segnò una maturazione importante nel pensiero di Baucher. Non si trattava più di sottomettere il cavallo, ma di educarlo all’armonia, permettendogli di muoversi in modo naturale ed elegante. Pur meno spettacolare, la Seconda Maniera rappresentava l’essenza di un’equitazione più consapevole, ponendo le basi per un approccio moderno, attento al benessere del cavallo.

Perché la Seconda Maniera è rimasta nell’ombra?

Nonostante la sua grande evoluzione, la Seconda Maniera non ebbe la stessa notorietà della prima. Per anni, Baucher fu vincolato da un contratto editoriale, che lo obbligava a ripubblicare il suo primo libro senza poter modificare il contenuto. Mentre il suo metodo evolveva, il pubblico continuava a leggere la Prima Maniera, contribuendo a fissare nell’immaginario collettivo un Baucher legato alla sua fase più sperimentale.

Inoltre, con la nascita della Federazione Equestre Internazionale (FEI) all’inizio del XX secolo, l’equitazione prese una direzione più orientata alla competizione. La scuola tedesca, con i suoi metodi più codificati, divenne il punto di riferimento per il dressage agonistico, relegando in secondo piano l’approccio più artistico e fluido di Baucher.

Infine, la Seconda Maniera mancava della spettacolarità della Prima. Gli esercizi sorprendenti e i numeri circensi, che avevano reso celebre Baucher, furono sostituiti da un’equitazione più tecnica e raffinata, meno adatta a colpire il pubblico.

Oggi, l’equitazione di Baucher è finalmente rivalutata, grazie a studi approfonditi e nuove edizioni dei suoi scritti. La Seconda Maniera, in particolare, viene riscoperta come una delle fasi più avanzate della scuola francese.

Ma Baucher non fu solo un innovatore: fu un maestro capace di mettere in discussione se stesso, dimostrando che la vera equitazione non è statica, ma un processo in continua evoluzione.

Genio o ribelle? La storia ha dimostrato che i veri innovatori vengono spesso compresi solo con il tempo.

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