Il West Nile virus appartiene alla famiglia dei Flaviviridae, ed è stato isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, appunto nel distretto West Nile, da cui prende il nome. Da allora sono state segnalate epidemie di malattia in esseri umani e cavalli in numerosi Paesi dell’Africa settentrionale, del Medio Oriente , in alcuni Paesi europei e negli Stati Uniti.
Il virus viene trasmesso all’uomo e agli animali attraverso la puntura di zanzare infette (più frequentemente del tipo Culex).
Gli equidi (cavallo, asino, mulo) sono le specie domestiche più colpite. Inoltre sono riportati casi in ruminanti (pecora e alpaca); cane e gatto sono suscettibili all’infezione ma raramente mostrano segni clinici. Bovini, polli e tacchini possono infettarsi ma rimangono asintomatici. Nei serbatoi di infezione, uccelli migratori e animali domestici, il virus può persistere da alcuni giorni a qualche mese.
Le manifestazioni cliniche negli equini sono variabili: atassia e incoordinazione locomotoria, movimenti in circolo, incapacità a mantenere la stazione quadrupedale, paralisi/paresi degli arti, fascicolazioni muscolari. Tali sintomi possono essere accompagnati da: debolezza degli arti posteriori, cecità, ptosi del labbro inferiore o paresi dei muscoli labiali o facciali. Sono tuttavia possibili forme lievi, simil-influenzali, con rialzo termico verso il 7°-8° giorno dall’infezione, e forme asintomatiche caratterizzate dalla sola viremia senza sintomi clinici.
Nei cavalli che sviluppano la malattia la mortalità va dal 10 al 40% e non esistono terapie efficaci ma solo una profilassi e protezione attraverso la vaccinazione annulae disponibile in Italia.
In Italia la malattia West Nile negli equini è stata identificata per la prima volta nel 1998, nella zona umida denominata Padule di Fucecchio, in Toscana, in un focolaio che ha provocato la morte di sei cavalli nel periodo compreso fra agosto e ottobre.
La trasmissione del virus è legata alla diffusione da parte della zanzara nell’ambiente. Il cavallo, ospite a fondo cieco, non rappresenta un pericolo di ulteriore diffusione dell’infezione ne per se ne per le persone ed il virus non si trasmette nemmeno da persona a persona.
Il vaccino ha una efficacia elevata ma la sua azione profilattica non va valutata su esperienza aneddotica personale ma su un confronto informato con un veterinario esperto e di fiducia. L’opportunità della vaccinazione per il WNV va valutata se si risiede in zone dove è stata accertata la presenza del virus in zanzare, uccelli e cavalli o se si deve transitare in zone di questo tipo per fini turistici o sportivi. È opportuno iniziare la vaccinazione nei primi mesi dell’anno.
Nelle zone interessate dai casi animali di WND vanno effettuati interventi focali di disinfestazione con insetticidi per il trattamento murale di interni ed interventi ambientali per ridurre la proliferazione di zanzare.
https://westnile.izs.it/j6_wnd/descrizioneMalattia
Dr. Andrea M. Brignolo
Club Member and past president presso SIVE International, Resident assistant presso UCDavis Veterinary Medical Teaching Hospital e Vicepresidente con delega agli Equini presso ANMVI Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani. Nel 2007 ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Scienze Cliniche Veterinarie alla Facoltà di Medicina Veterinaria di Torino.
Ha scritto pubblicazioni sia scientifiche che divulgative pubblicate su riviste di settore e giornali a livello provinciale, nazionale ed internazionale ed effettua dal 1989 seminari, corsi ed incontri presso varie associazioni ed enti legati all’ambiente del cavallo sportivo.
Per maggiori informazioni sul Dr. Andrea M. Brignolo potete visitare il sito: www.andreabrignolo.com oppure la pagina Facebook: @andreabrignoloveterinario
Dr.Andrea M. Brignolo
Medico Veterinario DVM-PhD
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