Una delle maggiori difficoltà che possiamo incontrare in campagna è quella di infilarci in passaggi stretti, o sentierini o attraversare sottopassi. Convincere il cavallo ad ascoltarci e ad avanzare con decisione non è sempre un’impresa facile. La maggior parte volte fa marcia indietro o cerca di scappare ruotando a destra o a sinistra per trovare una via d’uscita. Il cavallo è di solito più forte di noi e se non sappiamo come fare rischiamo di dover rinunciare.
Perché il cavallo ha queste reazioni? Perché tutti i cavalli, per loro stessa natura, soffrono di claustrofobia.
La claustrofobia è la paura di spazi e luoghi chiusi, ristretti, angusti o molto affollati, dai quali la fuga sarebbe difficile o impossibile. Questo disturbo comporta quindi l’evitamento di oggetti o situazioni che creano oppressione e una sensazione di mancanza di libertà di movimento o di azione.
Questa fobia nei cavalli non può meravigliare. Il cavallo, infatti, si è evoluto come una specie da preda costantemente al pascolo e in continuo movimento, adattandosi principalmente alle aree erbose aperte. La fuga era il principale mezzo di sopravvivenza dai predatori. Ciò significa che il cavallo è stato programmato per preferire gli spazi aperti. Poiché i predatori usano coperture e nascondigli per cacciare, la sopravvivenza del cavallo è dipesa dalla capacità di evitare le aree in cui poteva subire un’imboscata. Le aree piccole in cui la fuga è difficile, la mancanza di spazio per girarsi, qualsiasi cosa che limiti la capacità di fuggire dal pericolo o dal pericolo percepito sono tutti fattori che spaventano i cavalli. (Robert M. Miller, i misteri del cavallo, pp. 137-140)
Comprendere la naturale claustrofobia del cavallo non solo mette in luce la sua riluttanza a entrare in luoghi stretti, chiusi, ma anche la paura di entrare in un box sconosciuto, in un travaglio e dentro un trailer. (Robert M. Miller, i misteri del cavallo, pp. 137-140)
Di fronte a questi comportamenti ricalcitranti le persone spesso reagiscono con frustrazione e rabbia e utilizzano la frusta e gli speroni per obbligare il cavallo a obbedire. Ma in questo modo cosa si comunica al cavallo?
Lui sta tentando di dirci, “ho paura, mi farò del male”. Ma se noi, in effetti, gli stiamo causando dolore la sua risposta è, “lo sapevo che mi avresti fatto male, non ci sarà una prossima volta”.
La chiave per la corretta interpretazione del comportamento del cavallo è capire la sua “visione del mondo” (Robert M. Miller, i misteri del cavallo, p. 52)
E su questa base, lavoriamo per sviluppare un rapporto di fiducia e confidenza. Abituiamo con calma il cavallo a portare la capezza e seguirci senza esitazioni e resistenze. Muoviamoci insieme a lui in avanti, indietro e lateralmente. Pensiamo a dei percorsi da affrontare nel maneggio in un ambiente controllato, costruiamo dei corridoi oppure dei cancelli con delle barriere o tutto quello che la nostra fantasia può suggerire. Se avete un trailer disponibile, abituate il cavallo a salire e scendere anche se non dovete andare da nessuna parte.
Alcuni cavalli manifestano la claustrofobia più di altri. Il livello di reattività varia a seconda degli individui, delle circostanze e delle esperienze precedenti. Per questo, è importante guardare al cavallo nel suo insieme, e quindi tener conto della razza, della personalità, dell’ambiente, la sua storia e la gestione per capire se si tratta di una vera fobia o di un problema comportamentale.
Riconoscere l’esistenza di un problema offre l’opportunità di valutare il cavallo e di ridurre il rischio di attacchi di panico che potrebbero causare lesioni al cavallo o all’uomo.
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