Gli elefanti non sono gli unici grandi animali con una memoria impressionante. Anche i cavalli hanno la capacità di mantenere ciò che hanno imparato, nel bene e nel male. Una volta che imparano qualcosa, non la dimenticano facilmente. Per i cavalieri, questo ha sia pro che contro.
Per comprendere tutte le implicazioni della memoria del cavallo e il ruolo che svolge nel suo addestramento, dobbiamo capire come questa funziona. Comprenderne il funzionamento può aiutarti ad addestrare e prenderti cura del tuo cavallo.
Innanzitutto, la memoria del cavallo ha modellato l’evoluzione di questi animali assicurandone la sopravvivenza.
Per quanto ne sappiamo, i cavalli non si scambiavano storie o tramandavano tradizioni equestri vicino a una fonte d’acqua. I loro ricordi si basano esclusivamente sull’esperienza.
Ciò ha permesso loro di sopravvivere in ambienti pianeggianti riconoscendo situazioni pericolose e ricordando dove trovare cibo e fonti d’acqua. Associare le esperienze alle circostanze – ambienti fisici, suoni, odori – li ha aiutati a sopravvivere.
Così, i cavalli delle pianure hanno sviluppato ricordi positivi dei luoghi in cui erano disponibili acqua e cibo, ad esempio. Ma anche ricordi negativi. Hanno ben impresso nella loro mente dove si è verificato un attacco di un predatore e ciò li ha portati ad allontanarsi da quel luogo.
I cavalli ancora oggi conservano una memoria quasi fotografica delle circostanze che circondano le esperienze negative. Ricordano cosa indossano i veterinari e come odorano. Ricordano il rumore del camion del maniscalco.
I cavalli hanno una forte memoria associativa, e di conseguenza una grande capacità di creare e mantenere connessioni tra cose apparentemente non correlate. Le persone spesso non si rendono conto quanto velocemente i cavalli formino questi ricordi e quanto siano forti.
Quindi una brutta esperienza può lasciare un segno indelebile. Pertanto, un qualsiasi evento, per quanto insignificante, non può essere preso alla leggera. Da questo punto di vista, ogni prima esperienza diventa ancora più importante: il primo trattamento veterinario, la prima ferratura, il primo trasporto in trailer, la prima sellatura. Tutto lascia un segno che solo una “lobotomia” può cancellare.
Quindi puoi immaginare quanti problemi sorgono quando i cavalli memorizzano oggetti innocui come se fossero qualcosa da cui fuggire. Gli esempi includono tutto ciò che possono incontrare in una scuderia: tosatrici, sacchetti di plastica, bardature, attrezzatura per il grooming, mezzi meccanici, ecc.
È importante per coloro che si occupano di cavalli, apprezzare appieno l’efficacia con cui memorizzano tutte le esperienze sensoriali e con quanta rapidità e persistenza le categorizzano. È meglio che le esperienze siano piacevoli per il cavallo.
Chiunque lavori con i cavalli deve capire e apprezzare la loro memoria anche per gestire le proprie reazioni. È facile per noi interpretare le reazioni che hanno assolutamente senso per un cavallo come stupidità, sciocchezza o persino ostilità.
Ad esempio, stiamo facendo una passeggiata sul nostro solito sentiero e il nostro cavallo nota qualcosa di diverso: il cestino della spazzatura è stato spostato da destra a sinistra.
L’oggetto che il nostro cavallo conosce bene questa volta lo interpreta come una potenziale minaccia. Gli provoca un comportamento di allarme, da qui una tensione del corpo e un desiderio di fuggire. Un cavallo inesperto e poco addestrato può rifiutare di proseguire, scartare, girarsi e scappare.
Eppure conosce benissimo quel cestino, è sempre lo stesso!
Ma perché ha paura di vedere lo stesso cestino spostato da destra a sinistra? I cavalli non hanno un “cervello diviso”, come spesso si dice per spiegare questo comportamento. Vari studi hanno dimostrato che le informazioni passano da un lato all’altro del cervello del cavallo. Secondo il dr. Leanne Proops la risposta è probabilmente molto più semplice: la potenziale minaccia è vista in un contesto diverso.
La loro memoria dice che quell’oggetto non appartiene a quel posto, quindi hanno paura di farsi male.
Cosa insegnano molti istruttori ai loro allievi quando un cavallo scarta e “stupidamente” si allontana da ciò che percepisce come pericoloso? Insistono sul fatto che il cavaliere deve costringere il cavallo ad affrontare ciò che pensa gli farebbe male.
Il cavallo ci dice che ha paura di farsi male. Ecco che noi gli facciamo male! Questo serve solo a confermare la sua paura ed è la ragione per cui molti cavalli scartano per abitudine.
Questo chiaramente non ha senso! È più facile evitare le associazioni negative che cancellarle. Pertanto, quando un cavallo ha paura di uno stimolo di fatto innocuo, tutto ciò che dobbiamo fare è introdurlo gradualmente in modo che possa abituarsi a esso.
Se il comportamento viene evocato con qualcosa di positivo, il cavallo impara più velocemente e ricorda meglio. Non c’è dubbio che i metodi di addestramento basati sulla ricompensa, come il clicker training, sono più efficienti e sono un modo positivo per aiutare il cavallo a imparare qualcosa di nuovo.
Il comportamento del cavallo si può essere facilmente modellato, se le tecniche sono usate correttamente. Insistere con tecniche improprie, perché sono per noi più naturali a causa del nostro comportamento predatorio istintivo, farà sì che i risultati, che vogliamo ottenere sul cavallo, richiedano l’impiego di molte ore, settimane o mesi.
Il più delle volte si fallirà del tutto e di solito ci si convincerà che il cavallo “non va bene”.
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