“Inquadrare” l’ostacolo, stacco, parabola, ricezione.
Di solito si dice “tanto fa tutto il cavallo!”, fosse così (sarebbero tutti campioni)
Tra l’aver “inquadrato” l’ostacolo e il salto corre un attimo e quel breve arco di tempo lo devi conoscere, ti devi conoscere, devi conoscere il cavallo, lo devi sentire. Sei costretto a fare i conti con te stesso. E non basta l’allenamento, non basta il cuore, serve anche il fegato e la testa e devi tenerla lì per tutto quell’attimo.
E quando l’ostacolo è di fronte a te capisci che non puoi esitare, dubitare, (ed è una regola che non vale solo in un percorso di salto ostacoli vale anche, e soprattutto, fuori).
Devi aggredire ogni ostacolo, se vuoi superarlo. E lo devi imparare a fare per il cavallo ma anche per te stesso. Devi imparare ad essere forte per il tuo cavallo, ma per esserlo devi passare da te.
E no, non ti puoi ignorare.
E no, non puoi ignorare il tuo cavallo che anche lui ci mette cuore, testa e coraggio.
Si fa parte di un binomio.
E allora non puoi fare altro che tirare fuori il meglio di te e regalartelo e regalarlo al tuo compagno.
E poco importa se il tuo meglio equivale al risultato peggiore del primo classificato.
Poco importa se non hai portato a casa la coppa.
L’unica cosa che conta è che hai un amico di cui poterti fidare, con cui poterti migliorare.
Una cosa è certa: quell’attimo non è solo un attimo. Dentro ci sta una vita, due vite.
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